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Anna Castelli Ferrieri: un’architetta poliedrica

21 Maggio 2026

Anna Castelli Ferrieri: un’architetta poliedrica

Anna Ferrieri nasce a Milano nel 1918 in una famiglia di intellettuali dove ha occasione di incontrare figure importanti della cultura italiana e internazionale. Il legame con la famiglia d’origine è tale che mantiene il suo cognome d’origine anche da sposata, ma è soprattutto un’affermazione della sua autonomia.

Si iscrive al Politecnico di Milano, dove studia con l’architetto razionalista Franco Albini, nel cui studio muove i primi passi. Nel 1943, appena laureata, sposa Giulio Castelli – che nel 1949 fonderà Kartell, azienda di lavorazione delle plastiche – con il quale fugge da Milano fino alla fine della guerra.

Il suo lavoro come architetta la vede partecipare al piano per la ricostruzione di Milano insieme a Ernesto Nathan Rogers e Piero Bottoni. Nel 1946 apre il suo studio, una dimostrazione della passione per il suo mestiere, senza rinunciare alla maternità: nascono Valerio e Maria.

Nello stesso anno collabora con Casabella–Costruzioni, rivista pubblicata da Editoriale Domus; più tardi diventa corrispondente dall’Italia per la rivista inglese Architectural Design. Ritiene che un’architetta abbia la responsabilità di migliorare il mondo degli oggetti – edifici compresi – e che essi debbano comunicare che la vita si può migliorare. Inoltre, che si debba trasmettere questa responsabilità anche attraverso la formazione. Insegna a Domus Academy (oggi di proprietà di un gruppo francese), la prima scuola di formazione post-laurea italiana per il design e la moda nata in Editoriale Domus nel 1982, e poi al Politecnico di Milano. Nella sua attività di docente non mancano le pubblicazioni, tra le altre, Interfacce della materia (1991) recensito sulla rivista Domus. La rubrica dei libri su Domus c’è da sempre anche se ora, purtroppo, si pubblicano più libri di quanti se ne leggano.

Img.1 Un appartamento a Milano su due livelli a firma di Ignazio Gardella a cui Anna Castelli Ferrieri collabora (Domus 354, 1959).

Nel 1959 e fino al 1973 è associata con Ignazio Gardella, che definisce il migliore architetto della prima metà del Novecento, con cui progetta appartamenti ed edifici e collabora alla stesura di progetti urbanistici. Tra gli edifici più importanti la sede degli uffici dell'Alfa Romeo ad Arese (con Ignazio e Jacopo Gardella, Leonardo Fiori e Sergio Boldi) e quella della Kartell a Noviglio (con Ignazio Gardella). Si occupa anche di restauro architettonico come per il Chiostro del Bramante e il restauro con risanamento conservativo di un edificio in piazza Sant’Eustorgio, entrambi a Milano.

Con Kartell collabora dal ‘66 poi fino al 1987 come art director. Per l’azienda progetta alcuni oggetti entrati nella storia del design italiano anche perché vince ben due Compasso d’Oro, il premio che viene assegnato ai migliori prodotti dell’industria italiana. La combinazione tra la progettista e l’azienda del marito è davvero felice, sono entrambi innovativi, lei nel progetto di design, lui come chimico che ha saputo trovare formule innovative per quel materiale, la plastica, che tra gli anni ‘60 e ‘70 ha davvero rivoluzionato il modo pensare alle case, agli arredi e ai complementi d’arredo.

Img.2 I contenitori sovrapponibili progettati nel 1967 (Domus 1000, 2016). Esposti in musei di design come il MoMA di New York, l’ADI Design Museum e La Triennale di Milano, vengono scelti tra gli oggetti rappresentativi del design degli anni ‘60.

Img.3 Anna Castelli Ferrieri racconta il suo viaggio in Sudafrica (Domus 620, 1981), il turismo era ben differente da oggi: non molti viaggiavano in Paesi così lontani. È un’osservatrice acuta e non manca di sottolineare il tema del razzismo, ma la bellezza naturale e le città la incantano. In alto: pagina pubblicitaria dello sgabello progettato nel 1979 (Domus 655, 1984).

I due progetti premiati sono la sedia prodotta da Kartell, K4870 nel 1987 e nel 1994 un servizio di posate, Hannah per Sambonet. È stata la prima presidentessa di ADI, l’associazione che assegna il Compasso d’Oro, dal 1969 al 1971. Ha disegnato tantissimi oggetti, tra i primi, nel 1947, un letto per bambini e una poltrona premiati con la Medaglia d’Oro alla Triennale di Milano e poi sgabelli, sedie, posacenere – fumare non era un comportamento sociale sanzionato – e altro ancora. Probabilmente però il suo progetto più famoso è quello dei contenitori sovrapponibili 4970/84 progettati nel 1967, prima in forma di parallelepipedo e poi cilindrici. Sono oggetti realizzati in ABS, una plastica molto resistente con colori che si mantengono nel tempo, ancora in produzione. Tra i pochi arredi in plastica che si possono tramandare da una generazione all’altra. E per questo materiale non è poco.

Img.4 Il servizio di posate Hannah, che prende il nome dalla sua progettista, è stato prodotto da Sambonet e ha vinto il Compasso d’Oro nel 1994 (Domus 767, 1995).

Anna Castelli Ferrieri ha tenuto insieme architettura, design, scrittura, insegnamento e vita familiare in un’epoca in cui farlo era una scelta controcorrente. È rimasta milanese nell’attitudine e nel radicamento, ma ha sempre lavorato come se il mondo fosse il suo interlocutore.

A cura di Domus - © Editoriale Domus S.p.A.

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