A Modena, il Cimitero di San Cataldo racconta un diverso avvicinarsi all’addio, pensato come scena di una (diversa) vita urbana. Forse capolavoro di Aldo Rossi, teorico non per niente de L’Architettura della città, questa composizione di due edifici in linea e dell’emblematico cubo rosso degli ossari, coi lati percorsi da sette file di finestre quadrate, lavora sull’archetipo della casa, affianca nuove case a quelle dei vivi che già conosciamo. L’idea è quella che nel 1971 vince un concorso, e poi modificata arriva ad aprire anni dopo, senza che i lavori vengano mai del tutto completati. È un gioco di rimandi che evoca i monumenti, la loro storia, in una presenza sospesa, insieme razionale e metafisica.