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L’Emilia raccontata dall’architettura

2 Luglio 2026

L’Emilia raccontata dall’architettura

L’Emilia si attraversa come un racconto composto da registri diversi: la misura silenziosa della pianura, le città d’arte, la vocazione produttiva che si intreccia con la cultura. Un racconto che ha avuto tante letture nel Novecento: le fotografie di Luigi Ghirri e i libri di Gianni Celati, ma anche quella dell’architettura negli anni del Postmoderno e delle riscoperte della razionalità nella storia e nella città, ha ridefinito le espressioni molteplici della memoria, che si trattasse di cimiteri, di castelli o di spazi della cultura. Da Aldo Rossi a Gae Aulenti, tre luoghi raccontano un paesaggio senza tempo, dove il progetto dialoga con la storia continuando senza mai sovrastarla.

A Modena, il Cimitero di San Cataldo racconta un diverso avvicinarsi all’addio, pensato come scena di una (diversa) vita urbana. Forse capolavoro di Aldo Rossi, teorico non per niente de L’Architettura della città, questa composizione di due edifici in linea e dell’emblematico cubo rosso degli ossari, coi lati percorsi da sette file di finestre quadrate, lavora sull’archetipo della casa, affianca nuove case a quelle dei vivi che già conosciamo. L’idea è quella che nel 1971 vince un concorso, e poi modificata arriva ad aprire anni dopo, senza che i lavori vengano mai del tutto completati. È un gioco di rimandi che evoca i monumenti, la loro storia, in una presenza sospesa, insieme razionale e metafisica.

Il cimitero di San Cataldo a Modena di Aldo Rossi e Gianni Braghieri. Foto Massimo Alberici on wikimedia commons

Il cimitero di San Cataldo a Modena di Aldo Rossi e Gianni Braghieri. Foto Nuno Cera, in Domus 1014, giugno 2017

La Manifattura delle Arti a Bologna. Foto Veltur da wikimedia commons

Sempre Rossi ci accompagna a Bologna, in uno dei suoi ultimi progetti, completato nei primi 2000, la Manifattura delle Arti. Verso Porta Lame e la Darsena si era addensato nei secoli un grande comparto produttivo, che riuniva cartiere, manifattura tabacchi, la Salara, il Forno del Pane: il progetto lo trasforma in uno dei poli culturali più vitali della città, dove una torre cilindrica introduce alla Cineteca di Bologna, istituzione di riferimento internazionale per il restauro e la conservazione del patrimonio cinematografico. La memoria produttiva del luogo non si cancella, ma si riconnette al tessuto urbano contemporaneo, fatto di spazi pubblici e architetture che favoriscono l’incontro.

A Ferrara, l’organismo generatore del fascino della città è un castello nato per essere una fortezza e poi divenuto palazzo ducale: il Castello Estense. Da quando nasce nel 1385 fino a oggi attraversa tutta la storia, spesso tormentata da intrighi e tumulti, della capitale degli Este, evolvendo a cuore della nuova città pensata nel Rinascimento da Biagio Rossetti, di un paesaggio metafisico e denso di suggestioni. Arrivano a noi le sale affrescate, i cortili e gli ambienti che raccontano una stagione di profondità e raffinatezza, che nel 2006 Gae Aulenti ha ri-raccontato con un nuovo allestimento. Il percorso progettato dalla designer e architetta del parigino Musée d’Orsay commenta le forme, le opere e gli elementi dello spazio con linee e piani essenziali, e luci che valorizzano senza generare competizione tra ieri e oggi.

Castello Estense di Ferrara. Foto Nicola Jannucci da wikimedia commons

A cura di Domus - © Editoriale Domus S.p.A.