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Gae Aulenti: architettura a tutto tondo

2 Luglio 2026

Gae Aulenti: architettura a tutto tondo

Quella di Gae Aulenti è la vicenda di un’architetta dal forte senso del valore civile del suo mestiere, ben più che una “signora” dell’architettura, come è stata definita. Nata nel 1927, di origini calabresi, è una delle figure più significative dell’architettura del dopoguerra, capace di spaziare dall’edificio allo spazio pubblico, dalla scenografia agli oggetti. Come ha detto lei stessa: “Io non voglio essere specialista di qualcosa. Penso che questa sia una condizione femminile, questa scelta che ti fa preferire le cose più nel profondo invece che in superficie, che ti fa preferire, per esempio, il sapere al potere.” È proprio così che è andata la sua carriera.

Deve interrompere gli studi al liceo artistico di Firenze a causa della guerra, un’esperienza che segna il suo atteggiamento politico: sarà antifascista di orientamento comunista fino ai fatti d’Ungheria. Dopo la laurea al Politecnico di Milano sposa l’architetto Buzzi nel 1954; l’anno successivo nasce la figlia Giovanna – che diventerà una nota costumista – ma pochi anni dopo i due si separano. Agli inizi lavora in casa a progetti relativamente piccoli di design e di interni, e dal 1955 al 1965 collabora con Ernesto Nathan Rogers alla rivista Casabella-Continuità, pubblicata da Editoriale Domus. Sulla rivista si svolge un acceso dibattito sul moderno a cui Aulenti è relativamente indifferente; unica donna in una redazione di uomini, li definisce “i galli di redazione”. Non le interessa essere rinchiusa nell’etichetta critica del Neoliberty che la rivista promuove: vuole soprattutto fare. Resta però vicina a Nathan Rogers, di cui è assistente volontaria al Politecnico fino al 1969. Si lega poi sentimentalmente a Carlo Ripa di Meana e frequenta il Circolo Turati dei socialisti, senza mai prendere la tessera di partito. Partecipa infine alla nascita del movimento politico Libertà e Giustizia nel 2002, del cui Comitato dei garanti fa parte per alcuni anni insieme a Enzo Biagi, Umberto Eco e Guido Rossi. Come molti intellettuali è coinvolta e schierata, ma il suo interesse principale rimane il progetto. È stata anche vicepresidente di ADI, l’associazione del disegno industriale che assegna il premio più prestigioso per il design, il Compasso d'oro, che riceve nel 1967 per la lampada Spider e alla memoria nel 2026 per il Tavolo con ruote del 1979 per Fontana Arte.

La sua carriera come progettista si articola, in linea di massima, per decenni. Negli anni Sessanta si dedica principalmente al design d’interni – appartamenti, negozi – e agli oggetti: mobili, lampade, accessori da tavola. Tra questi si segnalano la poltrona Sgarsul – termine dialettale napoletano per “scugnizzo” – realizzata per Poltronova nel 1962, quando Ettore Sottsass era il direttore creativo, e la lampada Pipistrello per Martinelli Luce, disegnata nel 1965 per il negozio Olivetti a Parigi. Segue l’innovativo progetto del Centro Fly Casa, di cui cura gli interni ed è direttrice creativa. È un grande magazzino per l’arredo di qualità, vi sono esposti arredi ma anche multipli d’artista, e le divise delle commesse sono disegnate da Krizia, allora stilista emergente. Nel 1969 arrivano le prime grandi commesse da Fiat e dallo stesso Gianni Agnelli, per il quale progetta una casa destinata alla sua collezione d’arte; per l’azienda cura le concessionarie in Europa e gli stand per il Salone dell’automobile.

Il Centro Fly casa a Milano, primo grande magazzino per l’arredo e il complemento d’arredo italiano. A destra la divisa optical delle commesse disegnata da Krizia. (Domus 438, 1966)

Gae Aulenti ritratta nel negozio che aveva disegnato per Olivetti a Parigi. Si notano la lampada Pipistrello, la disposizione a vari livelli delle fasce continue e un Calao in legno, simbolo di fertilità, proveniente dalla Costa d’Avorio. (Domus 452, 1970)

La poltrona Sgarsul per Poltronova. Il disegno originale, in alto, è stato modificato per ridurre le cuciture in fase di produzione. (Domus 395, 1962)

Vista del Musée d’Orsay a Parigi. Per questo progetto fu insignita del titolo di Chevalier de la Legion d’Honneur, conferitole dal Presidente della Repubblica francese François Mitterrand nel 1987. (Domus 697, 1987)

Negli anni Settanta il suo è un salotto di orientamento progressista in cui si ritrovano i protagonisti della vita culturale milanese. Sono anche gli anni in cui prende corpo una passione personale, nata dall’incontro con il regista teatrale Luca Ronconi: la scenografia, un impegno che prosegue fino agli anni Novanta e oltre. È un lavoro vissuto in dimensione familiare: coinvolge la figlia Giovanna nella realizzazione dei costumi e, nel 2011, la nipote Nina Artioli come assistente scenografa. Lo studio prosegue nel frattempo con progetti di design, negozi e sedi per le case di moda, non solo in Italia, affiancati dalla partecipazione a concorsi. È il concorso vinto nel 1980 per la trasformazione della stazione d'Orsay a Parigi in museo d'arte moderna a proiettarla sulla scena internazionale. La fama ottenuta con il Musée d'Orsay porta numerose commesse per ristrutturazioni e allestimenti museali a Barcellona, Venezia, San Francisco e Roma, Milano tra gli altri.

A partire dalla fine degli anni Novanta si misura concretamente con il tessuto urbano, tema che l'aveva attratta già da giovane attraverso concorsi però mai vinti. Piazza Cadorna a Milano è uno dei lavori più significativi in questo senso, realizzata tra il 1997 e il 2000.

Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali da Francia, Stati Uniti, Giappone e Italia. Piazza Gae Aulenti a Milano, disegnata dall’architetto argentino César Pelli, viene intitolata all’architetta nel 2012, poco dopo la sua scomparsa, e rappresenta un passo verso la parità di genere nella toponomastica della città. Una piccola vittoria postuma del suo impegno a favore delle donne.

A cura di Domus - © Editoriale Domus S.p.A.