L’abbiamo già intuito mentre ci inoltravamo nell’Emilia metafisica di Aldo Rossi e Gae Aulenti: ci sono immagini che raccontano un luogo, e altre che cambiano il modo di guardarlo. Il lavoro di Luigi Ghirri appartiene alla seconda categoria. L’Italia su cui il fotografo emiliano ha rivolto l’obiettivo dagli anni ‘70, infatti, è un'Italia lontana dall'eccezionalità dei monumenti, dal linguaggio della cartolina. Ha fotografato strade di provincia, insegne, giardini, cancelli, finestre, spiagge fuori stagione, margini urbani. Luoghi comuni, nel senso più letterale del termine, che attraverso il suo sguardo hanno rivelato una complessità fino ad allora quasi invisibile. Atmosfere sospese, metafisiche e al contempo fisicissime, diventate marchio di fabbrica. Rarissime le persone, a meno che non siano le protagoniste di un ritratto: più probabile che siano disegnate su qualche superficie, o che le eventuali forme di vita siano piante e animali.