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Design alla maniera italiana

23 Aprile 2026

Design alla maniera italiana

Come la bellezza, l’artigianato e la vita quotidiana definiscono l’intramontabile influenza del design italiano

Ovunque ci si trovi nel mondo, il "design italiano" va ben oltre la sola estetica, evocando un’atmosfera di serenità, un istinto innato per la bellezza, uno stile di vita.

Ma perché?

Parte della risposta risiede in qualcosa di sorprendentemente semplice: nel Paese a forma di stivale, il design non è mai stato trattato come una disciplina a sé stante. Perché è parte della vita quotidiana. Molto prima che diventasse una parola d’ordine universale, gli italiani riflettevano già sull’aspetto, sul funzionamento e sulle sensazioni trasmesse dalle cose, dal modo in cui una sedia sostiene il corpo a come viene apparecchiata una tavola, o a come la luce entra in una stanza a una certa ora.

Si tratta di un modo di pensare che risale a ben prima del modernismo. La bottega rinascimentale non distingueva l’arte dall’artigianato o dall’ingegneria: Leonardo da Vinci disegnava con la medesima mano macchine volanti e studi anatomici. E tale rifiuto verso la rigida distinzione delle discipline non è mai scomparso. Ha semplicemente cambiato forma.

Il vero punto di svolta arrivò nell’Italia del dopoguerra. Con la ricostruzione del Paese, negli anni Cinquanta e Sessanta, una generazione di architetti-designer, quali Gio Ponti, Achille Castiglioni, Vico Magistretti, rivolse la propria attenzione verso oggetti di uso quotidiano ponendo una semplice domanda: perché una lampada, una sedia, una macchina da scrivere non dovrebbero essere considerate alla stregua di un edificio? L’azienda Olivetti incarnò questa idea in modo esemplare, non limitandosi a produrre apparecchiature per ufficio, ma commissionando ad architetti il compito di renderle più belle. Quando nel 1969 Ettore Sottsass progettò la macchina da scrivere Valentine, rosso fuoco e aggressivamente portatile, questa finì al MoMA. Uno strumento per ufficio. In un museo. In quella che a noi di ISSIMO piace chiamare una mossa italiana.

Valentine, Macchina da scrivere portatile, 1968, Ettore Sottsass e Perry King – Photo credits @MoMa

I realizzatori dietro i grandi nomi

Un aspetto forse meno romantico ma altrettanto importante è l’infrastruttura che rende possibile il design italiano. Dietro ogni oggetto iconico si nasconde una miriade di piccole aziende manifatturiere, spesso a conduzione familiare, di cui la maggior parte del grande pubblico non ha mai sentito parlare. Lavoratori del cuoio in Toscana, vetrai a Murano, produttori tessili in Lombardia. Specialisti che continuano ad affinare le stesse tecniche da generazioni.

In Italia il rapporto tra designer e produttori è più stretto e interattivo che nella maggior parte degli altri paesi. Un concetto non esce da uno studio creativo per approdare in fabbrica già finito. Ma viene affinato in un continuo dialogo, tra le mura dei laboratori, con i materiali che tornano indietro. Ed è qui che avviene gran parte della magia: in questo andare avanti e indietro.

Questo spiega anche perché il design italiano tenda ad avere una caratteristica che è arduo attribuire a una qualsiasi singola decisione. C’è la precisione tecnica, ma c’è anche qualcosa di meno definibile: una perfetta armonia di peso, finitura e proporzioni che si percepisce ancor prima di poterla descrivere a parole.

Perché è amato nel mondo

Il design italiano è indissolubilmente legato allo stile di vita del Bel Paese: conviviale, tattile, sensoriale. Lo riconosciamo nel modo in cui ci riuniamo intorno a una tavola, ci muoviamo in una città, ci relazioniamo con ciò che ci circonda. Gli oggetti italiani più iconici sono legati a momenti della vita quotidiana: una tazzina da espresso perfettamente bilanciata, un divano dalle proporzioni armoniose, una Vespa che sfreccia tra i vicoli.

E non manca una certa audacia. Negli anni ’60 e ’70, il gruppo Memphis, di nuovo con Sottsass, sfidava ogni convenzione: colori sgargianti, forme ironiche, oggetti che sembravano divertirsi più di chi li usava. l design italiano ha dimostrato di poter essere rigoroso e giocoso allo stesso tempo, in una tensione che non si è mai veramente dissolta. Perché è ancora percepibile.

A rendere illustre l’Italia del design non è un singolo movimento o una manciata di oggetti iconici. Ma il fatto che il design è intessuto nella cultura, nei gesti, negli spazi, in quei dettagli che potrebbero passare inosservati ma che, in sinergia, creano qualcosa di inconfondibile.

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