Il vero punto di svolta arrivò nell’Italia del dopoguerra. Con la ricostruzione del Paese, negli anni Cinquanta e Sessanta, una generazione di architetti-designer, quali Gio Ponti, Achille Castiglioni, Vico Magistretti, rivolse la propria attenzione verso oggetti di uso quotidiano ponendo una semplice domanda: perché una lampada, una sedia, una macchina da scrivere non dovrebbero essere considerate alla stregua di un edificio? L’azienda Olivetti incarnò questa idea in modo esemplare, non limitandosi a produrre apparecchiature per ufficio, ma commissionando ad architetti il compito di renderle più belle. Quando nel 1969 Ettore Sottsass progettò la macchina da scrivere Valentine, rosso fuoco e aggressivamente portatile, questa finì al MoMA. Uno strumento per ufficio. In un museo. In quella che a noi di ISSIMO piace chiamare una mossa italiana.