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L'Italia dietro la maschera

26 Febbraio 2026

L'Italia dietro la maschera

Da servette dalla lingua tagliente a spiriti con campanacci, un piccolo tour fra la maschere più iconiche del Carnevale

In Italia il Carnevale non è solo coriandoli, costumi e ultimi peccati di gola prima della Quaresima. È teatro. Satira. Critica sociale, con un tocco giocoso. Molte delle più celebri maschere del Paese sono nate tra il XVI e il XVIII secolo dalla Commedia dell’Arte, il teatro d’improvvisazione che trasformava persone comuni in stereotipi estremizzati: l’avaro, l’imbroglione, lo spaccone, il saccente. Nel tempo, questi personaggi sono divenuti inseparabili dai luoghi in cui sono nati.

Ti va di partire per un viaggio in costume attraverso il paese? Ecco allora il vero Carnevale italiano con le sue maschere.

Venezia e il Nord-Est: astuzia, ricchezza e mondanità

Pantalone (Veneto)

Vecchio, ricco e perennemente burbero, Pantalone è il mercante veneziano per eccellenza. Vestito con una calzamaglia rossa e sempre a guardia del suo denaro, mette alla berlina l’eterna ossessione della sua città per il commercio e il profitto.

Colombina (Veneto)

Astuta e per nulla ingenua, Colombina è la serva dalla lingua tagliente che supera ogni volta per astuzia i suoi padroni, spesso rubando loro la scena. Graziosa ma pragmatica, è una delle poche maschere femminili con un vero potere decisionale, spesso in coppia con Arlecchino ma con un carattere decisamente definito.

Lombardia: fame, frenesia e istinto di sopravvivenza

Arlecchino (Bergamo)

Il suo costume patchwork è frutto della povertà, continuamente rappezzato per necessità. Acrobatico, impulsivo e perennemente affamato, Arlecchino sopravvive grazie alla sua prontezza di spirito e a gambe perfino più veloci. Un imbroglione guidato tanto dall’appetito quanto dall’istinto.

Brighella (Lombardia)

Se Arlecchino è caotico, Brighella è un calcolatore. Un altro servo bergamasco, ma più arguto, più cinico e molto meno innocente. Un professionista, non un buffone.

Meneghino (Milano)

Schietto e di saldi principi, Meneghino rompe gli schemi tradizionali del servitore. Simbolo di onestà civica e di duro lavoro, rappresenta un orgoglio tipicamente milanese e un rinfrancante rifiuto di nascondersi dietro le apparenze.

Emilia-Romagna e Toscana: grande parlantina, ego ancora più grande

Dottor Balanzone (Bologna)

Un monologo ambulante. Il dotto medico che parla in latino impeccabile... e che nessuno capisce. Il Dottor Balanzone è una satira dell’arroganza accademica, pieno di teoria e vuoto di senso.

Stenterello (Firenze)

Perennemente al verde e con una lingua affilata come un rasoio, Stenterello incarna l’ironia fiorentina. Arguto, ottimo osservatore e profondamente scettico nei confronti dell’autorità, è gracile di statura ma gigantesco nei suoi commenti.

Roma e il Sud: spavalderia, sopravvivenza e astuzia di strada

Pulcinella (Napoli)

Abiti bianchi, naso adunco, mezza maschera nera. Pulcinella è la contraddizione personificata: furbo ma sciocco, pigro ma pieno di inventiva, tenero sotto una scorza di cinismo. È l’incarnazione della resilienza napoletana e di uno stomaco perennemente vuoto.

Rugantino (Roma)

A prima vista uno spaccone strafottente, cela in realtà un cuore tenero. Rugantino rappresenta perfettamente la spavalderia romana: audace, sfrontata e ribelle, almeno finché non si scontra con la realtà.

Giangurgolo (Calabria)

Con il suo naso sproporzionato e l’abbigliamento da soldato, Giangurgolo prende in giro la spocchia dei militari e l’eroismo vacuo. Sicurezza ostentata e pochissima sostanza.

Isole e valli alpine: il Carnevale che precede il teatro

Mamuthones & Issohadores (Sardegna)

Antiche e inquietanti, queste figure appartengono a uno dei carnevali più rituali d’Italia. I Mamuthones, avvolti in pelli di pecora e con pesanti campanacci, incedono con movimenti lenti e ritmici, mentre i più agili Issohadores guidano la processione. Le loro origini sono antecedenti al teatro e fieramente legate al territorio.

Laché, Marascons & Bufón (Val di Fassa)

Colorate figure mascherate del carnevale ladino del Trentino-Alto Adige, che mescolano satira e folklore alpino. Un’altra dimostrazione del fatto che il Carnevale non ha bisogno di essere radicato nella Commedia dell’Arte per avere voce in capitolo.

Photo credits: Apt Val di Fassa, www.fassa.com

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