Palazzi, non nel senso più letterale e milanese del termine — non i complessi severi e continui del dopoguerra che costruiscono l’ossatura della città contemporanea — ma piuttosto nel senso ormai internazionale: il palazzo come edificio nobiliare, pubblico, urbano. Sequenze di stanze, scaloni, cortili, affreschi, portoni che si aprono solo in occasioni rare. Architetture che raccontano una città precedente, spesso sopravvissuta ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e alle trasformazioni radicali del razionalismo novecentesco.