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Le Italiane da Oscar dietro le quinte del Cinema

12 Marzo 2026

Le Italiane da Oscar dietro le quinte del Cinema

Celebriamo le donne che danno forma alla magia del grande schermo

Il cinema prende vita davanti alla cinepresa, ma alcune delle magie più trasformative sono quelle avvengono dietro le quinte. In occasione della Giornata Internazionale della Donna, e in concomitanza con la stagione degli Oscar, accendiamo i riflettori sulle donne italiane che hanno vinto l’Oscar in categorie “di nicchia” eppure assolutamente essenziali. Vere e proprie creatrici di mondi, tessitrici di leggende, architette di atmosfere che ci rimangono nel cuore anche molto tempo dopo i titoli di coda.

Milena Canonero: la regina del cinema in costume

Se il mestiere di costumista fosse uno sport, Milena Canonero sarebbe l’atleta più medagliata d’Italia. Nata a Torino e oggi leggenda del design cinematografico a livello internazionale, Canonero ha vinto quattro premi Oscar per i migliori costumi con Barry Lyndon, Momenti di gloria, Marie Antoinette e Grand Budapest Hotel.

Perché invece di limitarsi a vestire i personaggi, sa trasformare l’abbigliamento in narrazione, che si tratti dei sontuosi abiti di corte di Marie Antoinette o dei look eccentrici di Grand Budapest Hotel. I suoi costumi sono come personaggi a sé stanti, influenzando il tono, i movimenti e gli stati d’animo sullo schermo.

Dall’alto delle sue ben nove nomination, è la dimostrazione che l’estro italiano non è solo moda, ma anche poesia cinematografica intessuta.

Francesca Lo Schiavo: quando la scena vale oro

Dietro ogni sequenza cinematografica memorabile c’è un mondo progettato e creato con cura, e Francesca Lo Schiavo ha contribuito a crearne davvero tanti. Vincitrice di tre premi Oscar alla scenografia, ha condiviso i suoi Academy Awards con il marito e collaboratore di lunga data Dante Ferretti per The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret.

Il lavoro di Lo Schiavo coniuga precisione architettonica e dimensione emotiva. E che ci sia da evocare la hall di un hotel dei ruggenti anni Venti o la tana di un barbiere gotico, le sue scenografie non si limitano a fare da sfondo per l’azione, ma vi partecipano, determinando il modo in cui il pubblico vive e ricorda l’esperienza di un film.

Gabriella Cristiani: montaggi che restano nella storia

Il montaggio è un’arte basata sul ritmo, sulla tensione, sul passo. Un’arte che Gabriella Cristiani ha padroneggiato per L’ultimo imperatore, con cui ha vinto l’Oscar per il miglior montaggio nel 1988.

Con un racconto che attraversa decenni e continenti, il montaggio è cruciale per impedire che l’epopea si sfilacci. Il lavoro di Cristiani è dunque il collante che ha tenuto tutto insieme, distillando il flusso narrativo da ore di girato in un viaggio cinematografico perfettamente fluido.

Franca Squarciapino: cucito nella tela del tempo

Il design dei costumi incontra l’arte della narrazione emotiva nel lavoro di Franca Squarciapino, che nel 1990 vinse l’Oscar ai migliori costumi per Cyrano de Bergerac.

I suoi costumi sono ben più che semplici abiti: sono espressivi, dinamici, scenografici e parte essenziale dei personaggi. E in Cyrano contribuiscono a creare un ponte tra poesia e persona, conferendo a questi immensi personaggi teatrali una dimensione profondamente umana.

Foto credits: www.varesenews.it

Luciana Arrighi: nel cuore della scenografia

Anche se nata in Brasile, Luciana Arrighi è spesso identificata con il cinema italiano grazie al suo lavoro su Casa Howard (adattamento cinematografico del romanzo omonimo), con cui nel 1992 ha vinto un Oscar alla scenografia.

Il suo lavoro fonde autenticità architettonica e ritmo cinematografico, rendendo ogni singolo fotogramma al tempo stesso concreto e luminoso.

Foto credits: ©Uncut/Harald Zettler

Gabriella Pescucci: vestire i classici

Tra le più celebri costumiste della sua generazione, Gabriella Pescucci nel 1993 si è aggiudicata un Oscar per L’età dell’innocenza: un film storico ricchissimo e dai dettagli meticolosi, che esprime sontuosità in ogni singolo punto e bottone.

I costumi di Pescucci sono non solo magnifici, ma definiscono anche il mondo di ogni film, radicandolo in un tempo e un luogo con una naturalezza che appare senza sforzo, pur essendo frutto di una straordinaria artigianalità.

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