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Valentino, romano per sempre

12 Febbraio 2026

Valentino, romano per sempre

L’iconico stilista e la sua storia d’amore con Roma

Valentino Garavani all'inaugurazione della retrospettiva a lui dedicata all'Ara Pacis a Roma. Eric VANDEVILLE/Getty Images

“Io non lavoro a Roma, io sono Roma.” Poche frasi riescono a cogliere l’essenza del rapporto di Valentino Garavani con la Città Eterna con altrettanta precisione. Più che una citazione, è una visione del mondo, che racconta quanto profondamente Roma abbia plasmato la sua identità, il suo lavoro e la sua vocazione.

Lo stilista, scomparso il 19 gennaio 2026, ha condiviso con Roma una storia d’amore lunga una vita, fatta non solo di affinità intellettuale e culturale, ma anche di un comune senso di salvaguardia. Valentino non era romano per nascita, ma per convinzione.

Non ha mai considerato Roma uno sfondo nostalgico, perfetto da cartolina. Al contrario, la intendeva come una capitale viva, la cui immagine, autorevolezza e bellezza richiedono cura e rinnovamento costanti. Per Valentino, Roma era un’eredità pubblica.

Romano per scelta

Nato a Voghera, in Lombardia, Valentino è diventato romano per scelta. Dopo anni formativi tra Milano e Parigi – dove studiò all’École de la Chambre Syndicale e lavorò per Jean Dessès e Guy Laroche – scelse Roma per fondare la propria maison di alta moda: si trasferì qui nel 1959, aprendo il suo primo atelier in Via dei Condotti. Lo attiravano l’architettura della città, il suo istintivo senso della proporzione e la convivenza, tipicamente romana, di sacro e sensuale. Più tardi, proprio queste qualità avrebbero orientato il suo intero approccio al design.

La Maison Valentino, così come la conosciamo oggi, nacque nel 1960, quando lo stilista avviò una partnership – personale e creativa – con l’imprenditore Giancarlo Giammetti. Il loro sodalizio divenne uno dei più duraturi nella storia della moda: a Giammetti la responsabilità della struttura e della strategia, a Valentino il ruolo di genio sartoriale. Insieme costruirono non solo un marchio, ma un’istituzione romana.

Con il passare dei decenni, Valentino divenne inseparabile dall’identità della città. Figura centrale negli anni della Dolce Vita romana, si muoveva tra via Veneto e i salotti internazionali con un’autorità discreta. Fotografato accanto a Elizabeth Taylor, Sophia Loren, capi di Stato e pontefici, è sempre rimasto, prima di tutto, un gentiluomo. Il suo codice estetico non inseguiva le tendenze, preferendo una visione dell’eleganza fondata sulla disciplina e su un’idea della moda più vicina all’architettura che allo spettacolo.

Lo stilista Valentino Garavani con l’attrice Sophia Loren, a una festa di Valentino al Park Avenue Armory, New York, 1992. (Foto di Rose Hartman/Getty Images)

E mentre cresceva la sua fama, crescevano anche la portata – e la riservatezza – della sua vita romana. La sua prima residenza in città, un appartamento dal gusto teatrale e dagli interni articolati, lasciò poi spazio a un rifugio più appartato. Nel 1972 Valentino acquistò la sua villa storica lungo la Via Appia Antica, scegliendo come “buen retiro” uno dei luoghi più carichi di memoria di Roma. Lontano dai riflettori, la dimora era uno scenario in cui storia, natura e gusto raffinato riflettevano la stessa ricerca di permanenza che caratterizzava il lavoro dello stilista.

Palazzo Mignanelli, Fashion Network

Quella sensibilità, del resto, ha modellato anche l’evoluzione della Maison. Quando, nel 1967, l’atelier si trasferì da Via dei Condotti a Palazzo Mignanelli, in Piazza Mignanelli, il palazzo divenne il cuore creativo e operativo della maison, ospitando sia gli studi di design sia gli atelier di alta moda. Non era solo una sede: sancì il legame di Valentino con il centro storico di Roma.

La città divenne anche il palcoscenico degli eventi pubblici più significativi dello stilista. Nel 2007, per il suo addio alle passerelle, realizzò qualcosa che nessuno, prima di lui, era mai riuscito a fare: una sfilata lungo Via dei Fori Imperiali. Celebrando 45 anni di carriera, riportò l’alta moda nel cuore monumentale della città, trasformando le rovine antiche in una processione contemporanea. Fu un momento di straordinaria potenza simbolica: Valentino come un imperatore moderno, che riportava Roma alla sua dimensione di cultura viva.

Le celebrazioni proseguirono in quelle che la stampa battezzò affettuosamente le “Valentiniadi”: tre giorni di mostre, cene di gala e omaggi che riunirono moda, cinema, politica e arte. Una retrospettiva monumentale all’Ara Pacis espose oltre 300 abiti, ribadendo che il lavoro di Valentino apparteneva non solo alle passerelle, ma anche ai musei e alla memoria collettiva.

Nel luglio 2022, sotto la direzione creativa di Pierpaolo Piccioli, la Maison Valentino scelse nuovamente Roma come location per una sfilata di alta moda di grande impatto, snodando una passerella di 600 metri da Piazza Mignanelli, attraverso Piazza di Spagna, fino alla scalinata di Trinità dei Monti. Intitolato The Beginning, l’evento celebrava insieme la bellezza senza tempo della città e le radici profonde del brand nel tessuto urbano e culturale di Roma. Quello stesso anno, la Maison finanziò anche la piantumazione di due nuove palme in Piazza di Spagna, in sostituzione di quelle danneggiate: un altro gesto discreto di devozione verso la città.

Forse, però, l’espressione più compiuta dell’amore di Valentino per Roma è la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, che ha aperto le porte al pubblico il 25 maggio 2025 in Piazza Mignanelli. Pensata per preservare, studiare e condividere l’impero costruito insieme dai due, la Fondazione incarna il loro impegno per la moda, una profonda passione per l’arte e un rapporto concreto con la filantropia.

Accanto alle sale storiche dell’atelier Valentino, lo spazio occupa un ex istituto scolastico e tipografia vaticani, un tempo legati a Propaganda Fide. È, in un certo senso, più di un archivio: si presenta come un ultimo gesto di restituzione a Roma, trasformando un’eredità privata in una risorsa pubblica e assicurando che il dialogo tra Valentino, la città e la bellezza stessa continui per sempre.

La storia di Valentino è inseparabile da quella di Roma. Ci piace pensare che la Città Eterna lo abbia compreso d’istinto. E lui, a sua volta, ha compreso Roma.

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