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Riviera moderna

8 Ottobre 2026

Riviera moderna

Nello Baroni, Maurizio Tempestini, Pietro Porcinai, La Bussola, Marina di Pietrasanta. In Domus 246, maggio 1949

Verso la metà del ‘900, dopo gli anni della seconda guerra mondiale, la vita ritorna sulle coste dell’Italia, con un grande desiderio di ritrovare un piacere, un modo di vivere che solo in quei luoghi sembra possibile. Ripartono Capri, Sorrento e la Costiera Amalfitana, riparte Portofino con la Liguria, riparte la Versilia. Vogliono essere anni nuovi: dopo la Belle Epoque delle villeggiature, i ruggenti anni ’20 e i ’30 della Costa Azzurra, si punta a scrivere un nuovo capitolo del bel vivere en bord de mer. E ad ascoltare questa domanda c’è un’Italia che si prepara a definire le estetiche del moderno, nel lifestyle come nell’architettura e nel design. Le case già ci sono, ne arriveranno altre, molte. Ma soprattutto sono gli spazi nuovi a creare questo paesaggio nuovo, evoluzioni di tipologie storiche.

Dalla sala da ballo, dal Kursaal, ad esempio, ci si avvicina a un’idea di club: a Marina di Pietrasanta, sul finire dei ’40, nasce la Bussola, “tra club privato e locale pubblico per gente di qualità”. Si balla, si pranza e si cena, si va in spiaggia con un piccolo stabilimento. Dall’estate del 1955 diventerà un mito, metterà profonde radici nella cultura internazionale: Ornella Vanoni, Fabrizio de Andrè, Patty Pravo per parlare d’Italia, e Marlene Dietrich, Aretha Franklin, Chet Baker, Miles Davis per dipingere il ritratto di una società cosmopolita, di quello che intanto s’è imparato a chiamare jet set. L’espansione in Bussola domani e l’addio alle scene di Mina nel 1978. Ma l’edificio da cui tutto parte è semplice, mattone dipinto di bianco, un moderno costiero che non perde la memoria. Gli architetti sono Nello Baroni, Maurizio Tempestini, e un padre del progetto italiano di paesaggio come Pietro Porcinai.

Giovanna Polo Pericoli, albergo Abi d'Oru, Marinella di Olbia. In Domus 415, giugno 1964

E sarà da subito un moderno che non vorrà limitarsi all’intrattenimento. Investendo alberghi, seconde case, insediamenti, modificherà nel profondo il modo stesso di stare sul bordo del mare. Gli alberghi non saranno tutti espressione del boom edilizio postbellico, alcuni anzi saranno cantieri sperimentali, come il complesso di Marcello D’Olivo sul Gargano, a Manacore, tutto strutturato da una compenetrazione di architettura e natura, o il rifiuto di una qualunque mimesi che i Polo Pericoli affermano all’Abi d’Oru, in Sardegna – prima ancora dell’apoteosi del paradiso inventato, la Costa Smeralda – o il paesaggio scultoreo e astratto dei Monti GPA a Pugnochiuso.

Gio Ponti, Parco dei Principi, Sorrento. In Domus 415, giugno 1964

Gio Ponti a Sorrento è forse quello che con la massima maestria riesce a dare forma a questa ricerca. Nel Parco dei Principi, inaugurato nel 1962, c’è prima di tutto la potenza di un albergo moderno che nasce in un luogo dalla storia antica, ma è negli interni che questo prende forma come esperienza: sono le ceramiche, create anche con Fausto Melotti, che con il loro paesaggio blu a tratti fisico e astratto portano il Mediterraneo dentro l’architettura. Ancora una volta il mare è uno spazio da abitare.

E sarà poi ancora una storia di case: le case ci sono, si diceva, ma quello che hanno detto fino a lì non basta. Nuovi insediamenti sono quelli che faranno almeno sognare il diffondersi di un’utopia di paesaggio, panorama, memoria locale e respiro internazionale. Ci riusciranno in parte, la costa italiana rinata non sarà esente da scempio, ma loro saranno lì a mostrare un’altra vita.

Ad Arenzano, presso Genova, questa idea assume una dimensione quasi urbana. La Pineta, il progetto di Ignazio Gardella e Marco Zanuso in cui andranno a inscriversi gemme dell’architettura italiana firmate da Ponti, Magistretti, Caccia Dominioni, riunisce case, un albergo, servizi e spazi collettivi in un insediamento che oltre a suggerire la comunità regola sul suggerimento anche l’esperienza del panorama e del mare, filtrato attraverso fenditure nel corpo costruito, incorniciato dalle ardesie dei parapetti o da tettoniche masse rosse. Poco più a ponente, a Torre del Mare, Mario Galvagni progetta tutte le scale, dal masterplan alla finestra, di un’altra città nuova arroccata su un promontorio, dove sarà la geometria di case-scultura a dialogare, con la forma delle rocce, a precipitare verso l’acqua.

Sulle coste italiane si fa un discorso molto più profondo del “semplice” andare in vacanza. Nelle architetture del moderno sul mare si contribuisce a inventare l’estate italiana, incorporando nelle loro masse – intenzionalmente o meno, chissà – il potenziale di altre stagioni.

Oggi quelle architetture nate per l’estate, infatti, si trovano davanti a una nuova trasformazione. Oggi un clima in mutazione cambia radicalmente il tempo della permanenza sul mare: cambia il modo stesso di abitare il Mediterraneo, nello scomparire delle “shoulder season” delle proverbiali mezze stagioni. E queste case, questi alberghi, questi club tornano alla ribalta, a mostrare la distanza tra consumare un paesaggio e abitarlo, a mostrare che tra vacanza e vita il confine è sempre più sfumato.

A cura di Domus - © Editoriale Domus S.p.A.

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