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Lina Bo Bardi, una donna libera

9 Aprile 2026

Lina Bo Bardi, una donna libera

Non erano molte, anzi pochissime, le donne laureate in architettura negli anni ‘30, e Lina Bo è tra queste poche che osano entrare in una professione completamente maschile. Si laurea alla Sapienza di Roma nel 1939 e l’anno successivo è già a Milano, dove fa due incontri fondamentali: Gio Ponti, uno degli architetti più importanti del tempo, con cui collabora brevemente, e Pietro Maria Bardi, noto critico e gallerista, del quale diventerà la seconda moglie dopo la guerra. Il suo è un caso raro di una donna che oscura la fama del marito: Lina Bo Bardi diventa una delle architette più importanti del ‘900, riconosciuta come tale.

Lina è un’architetta dalle molte sfaccettature. Dopo un passaggio nello studio di Ponti, fonda il suo studio, che sarà bombardato nel 1943; scrive e disegna per diverse riviste ed è vicedirettrice di Domus con Carlo Pagani nel 1944. È evidente che non si può costruire durante una guerra, ma si può immaginare l’abitare, disegnare il futuro.

Domus 1083, ottobre 2023. Courtesy of Archivio Domus – © Editoriale Domus S.p.A.

Un viaggio attraverso l’Italia, dopo l’armistizio, con l’amico e collega Carlo Pagani e il fotografo Federico Patellani — che documenta le devastazioni della guerra — lascia un segno profondo. L’idea di fondare una nuova rivista era forse nata prima, durante la guerra, con l’urgenza di menti giovani e vive di fare qualcosa di utile per il Paese; si concretizza nel 1946 e Gianni Mazzocchi, editore di Domus, la pubblica. Durerà poco, soltanto nove numeri: A — Attualità, Architettura, Abitazione, Arte, è l'idea utopica di un piccolo gruppo di intellettuali. Alla fine del 1946 Lina si trasferisce in Brasile, dove prende corpo la sua professione di architetta, oltre che il sodalizio amoroso e professionale con Pietro Maria Bardi.

Domus 152-8-1940-p.30-31, per gentile concessione di Archivio Domus – © Editoriale Domus S.p.A.
L’Italia è entrata in guerra il 10 giugno 1940, in agosto Domus esce con un numero interamente dedicato alle case al mare.

La Casa de Vidro del 1951, che l’architetta progetta per sé e per il marito a San Paolo del Brasile, è considerata un’opera che riesce a tenere insieme le sue radici italiane con la vita e la cultura architettonica del Brasile. Per la casa progetta anche uno degli arredi iconici del suo lavoro come designer: la Bowl Chair, una poltrona accogliente e garbata in pelle, su sottili gambe di metallo. La casa viene pubblicata su Domus con un testo entusiasta di Gio Ponti nel 1953.

Domus 279-2-1953-p.20-21, per gentile concessione di Archivio Domus – © Editoriale Domus S.p.A.

Scrive Gio Ponti quando pubblica nel 1953 al Casa de Vidro “È un esemplare unico, nuovo, isolato, non imitabile, e tuttavia pieno di insegnamenti. […] Questo risultato totale di finito, di risolto, senza lacune, è una lezione d’architettura, che convalida un’opera che noi ammiriamo.”

Il trasferimento in Brasile nasceva da quella che si può considerare “l’occasione della vita” per entrambi. Bardi era stato chiamato dall’imprenditore e collezionista d’arte Chateaubriand per fondare e dirigere il nuovo Museo d’Arte Moderna di San Paolo; il progetto fu affidato a Lina, che disegna un edificio brutalista, completato nel 1968, e concepisce un allestimento esemplare con le opere, anche quelle pittoriche, collocate nello spazio su appositi supporti da lei stessa disegnati. Il pubblico cammina tra i dipinti e le sculture, in un rapporto diretto e aperto con le opere: è l’idea democratica dell’arte e dell’architettura che attraversa tutto il suo lavoro.

Domus 999-2-2016-p.86-87, per gentile concessione di Archivio Domus – © Editoriale Domus S.p.A.

La ricostruzione dell’allestimento originario di Lina Bo Bardi al MAST di San Paolo, che era stato smantellato nel 1968, rende l’idea di uno spazio aperto alla libera fruizione delle opere d’arte.

A cura di Domus - ©Editoriale Domus S.p.A.

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