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Progettare con gioia

27 Agosto 2026

Progettare con gioia

Cini Boeri, nata nel 1924 come Maria Cristina Mariani Dameno, è stata una donna naturalmente elegante nei modi, il sorriso dolce con lo sguardo sornione.

Sfollata durante la guerra, entra nella Resistenza dove conosce Renato Boeri, allora studente di medicina e suo futuro marito. Si sposano nel 1945 con testimoni di nozze importanti come Ferruccio Parri, primo Presidente del Consiglio del governo di unità nazionale alla fine della guerra, e Raffaele Cadorna. Si separa dal marito nel 1965.

Si laurea al Politecnico di Milano nel 1951, quando il primo dei suoi figli, Sandro, ha pochi mesi. Arrivano poi Stefano nel 1956 e Tito nel 1958. Subito dopo la laurea lavora nello studio di Gio Ponti, che cerca di scoraggiarla a proseguire nella professione perché secondo lui è un mestiere da uomini. La misoginia dell’ambiente dell’architettura è stata smontata, anche grazie ad architette come Cini Boeri, solo in anni recenti. Dopo questa esperienza comincia a lavorare nello studio di Marco Zanuso che le lascia più spazio e con cui la collaborazione dura fino al 1963 quando apre il suo studio in casa in Piazza Sant’Ambrogio. Piazza Sant’Ambrogio a Milano è la “sua” piazza, vi ha trascorso l’infanzia con la famiglia d’origine e poi vi ha abitato da adulta. Cini Boeri è parte di quella borghesia illuminata che aveva fatto della città la “capitale” del Nord, un mix di cultura e imprenditorialità che informa tutti i campi del sapere.

Quando progetta con Marco Zanuso l’asilo di Gubbio nel 1960, di cui disegna gli interni, i suoi figli sono bambini. Da qui, forse, una spiccata attenzione per le misure giuste. Ha dimostrato grande sensibilità per l’ambiente naturale, come nella “Casa nel bosco” vicino al Lago Maggiore del 1969, costruita senza abbattere gli alberi presenti sul lotto, anzi inglobandoli nel progetto. Così come la “Casa Bunker” del 1967 per la sua famiglia sull’Isola La Maddalena, pensata per proteggersi dai venti fortissimi che soffiano sull’isola, che è un altro modo di leggere l’ambiente naturale e tenerne conto. Significativo anche il “Progetto domestico” presentato alla XVII Triennale di Milano nel 1986, dove, analizzando il rapporto di coppia, disegna un appartamento in cui ciascuno ha il suo spazio privato.

Serpentone, Arflex, Domus 505, dicembre 1971

Tra i tanti progetti di oggetti, il design era un terreno relativamente più accessibile alle donne, sono emblematici l’innovativa valigia su ruote “Partner” del 1967; “Serpentone” (1971), divano che poteva essere comprato letteralmente al metro e poi arrotolato o srotolato a piacere. Il divano rappresenta la capacità di Boeri di conciliare innovazione tecnica – un monoblocco di schiuma poliuretanica, senza anima e senza rivestimento – con un diverso modo di intendere le case e la convivialità; la seduta “Ghost” del 1987, realizzata interamente in vetro curvato.

L’esperienza della Resistenza forgia i suoi valori liberali e democratici da cui discende il suo modo di operare, è tra coloro che pensano che ogni progetto debba portare a un miglioramento sociale e mette sempre al centro i bisogni delle persone. Crede che gli oggetti debbano essere accessibili a molti e presta grande attenzione al modo in cui le persone usano sia gli spazi sia gli oggetti. Ha avuto una carriera internazionale e un ruolo di primo piano nel campo del progetto, anche in ambito accademico, che le è stato riconosciuto in vita.

Progettare deve essere una gioia, ha detto, e tanti dei suoi ritratti la mostrano col sorriso.

A cura di Domus - © Editoriale Domus S.p.A.

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